23/01/13

Scacchi e strategie aziendali ...E si finì di quotare le slides...


In Scacchi e strategie aziendali, bel libro di Luca Desiata che ho quasi terminato di leggere, ci sono un paio di capitoli in collaborazione con Rocco Sabelli, recente ad di Alitalia, ma soprattutto protagonista in Telecom della strategia di sviluppo della rete broadband di Telecom Italia.
Erano gli anni dell'Opa di Olivetti attraverso Tecnost e delle spericolate operazioni di leveraged buy out, ovvero degli acquisti di aziende finanziate con debito. Il mercato domestico era entrato nella fase di maturità, sia per i servizi voce che per la trasmissione dati tradizionale. La decisione difficile, dice Sabelli, fu quale dovesse essere la corretta strategia da adottare per innovare e sviluppare la rete di "seconda generazione", per l'accesso all'internet superveloce per i servizi a banda larga, una decisione con implicazioni di ogni genere (di innovazione dell'offerta, di investimenti elevati, di modifiche importanti nell'architettura sia della rete che dei regolamenti di accesso ed interconessione per gli operatori concorrenti. Fu scelta la soluzione "mista", rispetto a quella di sola fibra, basata sull'impiego di sistemi con tecnologie miste, Fibra, Tecnologie x-Dsl, Rame con segmentazione dell'offerta per tipologia di cliente.
Mi sono interrogato spesso, dice Sabelli, su quel passaggio per chiedermi se fu giusto privilegiare la visione opportunistica, di interesse strettamente aziendale o se invece bisognasse riservare una maggior attenzione ad interessi più generali, sebbene impropri per il mio ruolo, quali l'accelerazione tecnologica del paese e la maggior apertura del mercato. Se, cioè, bisognasse essere maggiormente lungimirante e, con risorse dell'azienda, "abbondare nella taglia".
Bhe visti i problemi che ha la rete attuale (quante aziende e famiglie hanno continuamente problemi dovuti al la rete colabrodo), visto il ritardo inquietante che il paese ha verso l'internet superveloce e che ci zavorra in tanti processi io non avrei dubbi nel rispondere all'interrogativo del citato manager. Purtroppo non credo dipendesse da lui, ma come sostengono tanti dall'abbandono del controllo da parte dello Stato (per fare cassa) di un'azienda strategica.
"Erano gli anni della new economy, di start up capaci di ottenere capitalizzazioni da capogiro e quotazioni stratosferiche... e si finì per quotare le slides..."

Chissà se nei programmi politici che girano in questi giorni c'è qualcosa, sono un po' stanco di leggere solo dei problemi dei nomi in lista, di inclusi ed esclusi, vorrei persone che avessero a cuore il nostro paese e facessero scelte per il bene della collettività e per il suo futuro... la crisi di oggi, in cui tanti, troppi sono in difficoltà ebbe inizio a quei tempi...

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