18/11/12

Il mito Pantani, non sono d'accordo


Oggi sulla prima pagina del Resto del Carlino, quotidiano che sfoglio ogni tanto, compaiono 2 articoli che mi colpiscono particolarmente, l'editoriale di Giovanni Morandi e Pantani, la bici e il mito di Andrea Degidi.
Nell'editoriale si percepisce la preoccupazione di un giornale verso l'ascesa di Grillo (visto come il campione del discredito verso la stampa). Mi colpisce per la violenza con cui si cerca di colpire le coscienze di chi magari si è avvicinato a Grillo. Grillo è sicuramente provocatorio e molto "estremo", ma dov'era questo giornalista quando il paese affondava grazie agli interessi di pochi? Era forse in prima linea nel denunciare sprechi, ruberie, nefandezze e scelleratezze varie? Il paese ha bisogno di una svolta vigorosa, forse in futuro saremo qui a dire che l'ha data più Grillo dei quotidiani. Ora Grillo comincia a far paura, forse fa paura anche a chi aveva pensato di votarlo, ma non è certo dandogli del matto a lui che si parla alla gente comune.
Le persone hanno voglia di un po' di giustizia, se c'è da soffrire si soffre tutti assieme, senza che ci debbano essere privilegiati. E smettiamola con la libertà di stampa che va finanziata dal governo, adattatevi ai nuovi mezzi come tutte le aziende devono fare.
Il secondo articolo mi fa ancora più arrabbiare. ho pianto come un bambino il giorno che è morto Pantani. Era l'unico capace di farmi usare il videoregistratore, perchè le sue tappe me le volevo rivedere. Se avessi avuto dei soldi di cui non saprei che farmene avrei anch'io partecipato all'asta per le biciclette del Pirata.
Ma anche questo giornalista come fa a scrivere quel che scrive? Il pezzo comincia con "Lance e i suoi amichetti fanno di tutto per rovinarlo il ciclismo. Spiace per loro, ma proprio non ci riescono.Il mito del pirata non si tocca, puro acciaio. Lui non c'è più, a ma il suo popolo è folto, vigoroso." L'articolo prosegue con la descrizione dell'asta e la citazione dell'opera teatrale in scena in questi giorni al teatro Rasi di Ravenna, proprio su Pantani.

Chi ha amato Pantani lo porta nel cuore, ma si pone una domanda, fu vera gloria??? Caro giornalista, percepisco la tua passione per Pantani e il ciclismo e allora magari proprio in nome suo, fai un bel reportage su quel tipo di ciclismo, chiedi ai suoi ex compagni di parlare, diteci la verità su che cosa succedeva davvero nelle stanze d'albergo prima e dopo le gare, di chi era la colpa, dei medici, delle squadre, degli sponsor, di chi? Era vero ciclismo o è stata tutta una presa in giro?
Si dice tanto sulle verità relative a Ustica, alla strage di Bologa, etc... etc... ma chi è che ci racconta davvero cosa successe quel giorno a Madonna di Campiglio o cosa successe nei giorni precedenti?
Pantani fu lasciato morire da solo  e in tanti non se lo perdoneranno, almeno fate il vostro dovere di giornalisti  per dirci come andò davvero, non sprecate pagine per evocare una persona che tanto ci fece sognare, ma che forse tanto avrebbe voluto e potuto raccontarci su quel che accadeva nel ciclismo.

Ecco un altro motivo perchè oggi i giornali non sono poi cosi apprezzati, almeno da chi si pone delle domande.

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