10/06/11

Comunicazioni industriali



L'altra sera mi ha colpito leggere dello sciopero dei lavoratori di una nota azienda del bolognese, solidali con i lavoratori di una sede del gruppo che nonostante la solidità dell'azienda viene chiusa per potenziare la produzione in Vietnam.
Al di là di tutte le considerazioni che si possono effettuare sull'azienda (una nota del 10-05-2011 afferma che l'azienda chiude il primo trimestre con un utile netto di 5,7 milioni, in crescita del 37%, e ricavi per 105 milioni (+17%).A cambi costanti, dice una nota, l'aumento dei ricavi sarebbe del 16,7%. L'Ebitda è salito a 14,9 milioni (+40,7%) "grazie al contenimento dei costi operativi", mentre l'indebitamento finanziario netto migliora a 71,2 milioni da 76,5 milioni a fine 2010. Il gruppo, dice ancora la nota, confida per il futuro di "consolidare l'ormai avviato processo di crescita") mi ha colpito un altro fenomeno.
Ho ricevuto infatti un sms da un amico che mi invitava a sostenere l'azione dei lavoratori boicottando se possibile l'azienda, ovvero ad evitare di acquistare prodotti di quest'azienda. L'sms mi suggeriva "i tuoi clienti sono in Italia o in Vietnam? Se tutti perdono lo stipendio anche la tua azienda non potrà più incassare!"

Tutto vero, però purtroppo l'Europa è destinata a non avere fabbriche, troppo alti i costi del lavoro rispetto ad altre zone del mondo (suggerisco di leggere il libro No logo in merito)
Interessante notare come la comunicazione giochi sempre più un ruolo fondamentale e le sue varie forme possano rappresentare una vera arma di lotta.
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