27/06/13

La tecnologia corre, il mercato no


La tecnologia corre, il mercato no.
Articolo interessante (lo leggete in fondo a questo post oppure sul link che vi manda alla fonte) che mi porta ad altre riflessioni.
E' solo il mercato inteso come investitori che non corre o sono piuttosto tutti gli attori? E per attori intendo aziende, lavoratori, clienti.
Il periodo storico, non mi stanco di affermarlo, è molto particolare. In questi anni stiamo assistendo all'introduzione di tecnologie e strumenti come mai si erano visti, le possibilità di fare le cose in modo diverso si sono moltiplicate, eppure molte cose si continua a farle in modo esattamente uguale, seppure in tanti si convenga che si dovrebbe farle in modo opposto. Come mai?

Non credo sia solo un problema di soldi o di investimenti, quanto di mentalità. La nostra mente non riesce ad abituarsi all'idea di abbandonare certi schemi e credo che l'Italia sia uno dei posti dove questo vale di più, da altre parti sembra non essere cosi. 
Anche questa mattina conversando con imprenditori di nuove iniziative davvero utili, ma che non decollano, rilevo un po' di scoramento della serie "cavolo, tutti dicono che bisogna investire, che bisogna attrezzarsi in modo diverso, eppure ... alla fine rimangono tante parole e pochi fatti."

Le lamentele sono di tanti, eppure noi pionieri (perchè pionieri siamo, lo eravamo quasi 15 anni fa quando iniziavamo a lavorare su internet, lo siamo ancora oggi che su internet ci siamo ancora, ma che siamo visti come quelli che stanno rovinando i mercati con le nostre diavolerie mangia profitti) non dobbiamo mollare, dobbiamo insistere perchè stiamo disegnando un mondo migliore, senza carta, con più connessione, più veloce, più collaborativo. Tanti danno tutto per scontato, ma scontato non è. 

Se la tecnologia corre, il mercato no non è detto che lo sia sempre, il mercato tornerà a correre, perchè è solo da li che ci si potrà augurare di riprendersi. Certo ora il fiato è corto, ma chi si ferma rischia di non tornare più a correre, spazzato via. Cari amici che ogni tanto leggete e ogni tanto condividete con me non demoralizziamoci se ogni tanto qualcosa non va nel verso che desideriamo, se non veniamo valorizzati nelle nostre aziende o dai nostri clienti, continuiamo a investire in noi stessi e in quello in cui abbiamo creduto in questi anni, ovvero fare le cose in modo diverso, più efficiente, più veloce, più economico di come venivano fatte prima di noi. 
Insistiamo, insistiamo, insistiamo, tutto deve ancora succedere, tutto può ancora accadere.

Ps: nell'articolo trovate il termine disruptive, anche a Morningstar leggono Forrester?

Morningstar
Non sono solo le indecisioni della congiuntura globale a pesare sull’andamento del comparto tecnologico. Anche quelle degli investitori stanno condizionando l’indice Msci del segmento che, a livello mondiale nell’ultimo mese (fino al 24 giugno e calcolato in euro), ha perso il 5,7%, portando a +5,2% la performance da inizio anno.
L’andamento riflette in parte le paure degli investitori per la situazione economica. In sostanza non si sa se nel quadro attuale le imprese vogliano spendere per aggiornare i sistemi informatici. La poca voglia delle società di investire è stata confermata dagli ultimi dati dei Purchasing manager index. Quello della zona euro, ad esempio, è salito a 48,9 in giugno (47,7 a maggio). Il miglioramento, tuttavia, non è necessariamente una buona notizia. I valori al di sotto dei 50 punti, infatti, segnalano una contrazione dell’attività economica (al contrario quelli sopra la soglia segnalano espansione). Per quanto riguarda l’Asia, Hsbc ha comunicato che in base alle sue stime preliminari l’indice Pmi della Cina è sceso a giugno, rispetto a maggio, da 49,2 a 48,3 punti. Si tratta del più basso livello da nove mesi. Gli economisti avevano previsto 49,1 punti.
Le indecisioni dei gestori
“Un altro elemento da tenere in considerazione quando si parla di investimento in tecnologia sono le trasformazioni del mercato”, spiega Marianne Weller, analista di Morningstar. “I cambiamenti, però, avvengono a ritmi che, a volte, gli investitori non riescono a seguire”. Un esempio sotto gli occhi di tutti è quello dei social network. L’uso quotidiano dovrebbe far accendere i fari da parte dei money manager. “Sul mercato ci sono poche piazze virtuali e gli operatori, per il momento, preferiscono stare alla larga”, continua Weller. “Nel medio periodo, però, potrebbe rivelarsi un errore. Il successo dei social network implica un forte consumo di apparecchiature elettroniche. E a quello gli investitori dovrebbero porre attenzione”.
Le scelte operative
E’ bene tenere presente che i cambiamenti producono dei vincitori e dei perdenti. “I predatori di ieri si stanno trasformando rapidamente nei dinosauri di oggi”, spiega uno studio firmato da Dan Roarty è Team leader dei Global Growth/Thematic Portfolios di AllianceBernstein. “I perdenti cadono più rapidamente di quanto si prevedesse, come stanno scoprendo Nokia e Microsoft, mentre i vincenti, al momento Google e Amazon, emergono percorrendo strade inattese. A causa di questa distruzione creativa, investire nel settore tecnologico diventa particolarmente difficile, ma può anche essere particolarmente premiante se si fanno le scelte giuste. Fra le società che risultano ben posizionate per beneficiare in misura esponenziale di quest’ultima ondata di trasformazione tecnologica, ci sono gruppi di vendita al dettaglio online come la giapponese Rakuten, che continuano a sottrarre clienti alle attività tradizionali (negozi e giornali). La stessa cosa accade ai fornitori di hardware e servizi informatici tradizionali. Su questo fronte, vincono le società in grado di offrire programmi su cloud, come Citrix Systems e Intuit, o i gruppi di outsourcing dei processi di business, come Cognizant o Tata Consultancy Services. Le aziende che stanno trasformando il settore tecnologico, definite “disruptor”, presentano generalmente fondamentali di investimento migliori di quelli delle aziende penalizzate dai cambiamenti (chiamate disruptee)”. - 
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